ViviTuscia

Il museo Civico di Viterbo è ospitato nei locali dell’ex convento di Santa Maria della Verità, appena fuori le mura civiche della città. Al suo interno è custodita un’importante parte della memoria della stessa, che varia da una bellissima raccolta di sarcofagi etruschi rinvenuti nei territori limitrofi a Viterbo, alle tavole create nel XVI secolo da frate Annio da Viterbo per dimostrare le antiche origini della città fino ad arrivare ad una collezione di vasi da farmacia provenienti dall’Ospedale Grande. Ammireremo inoltre da vicino la Pietà e la Flagellazione di Sebastiano del Piombo, importanti opere conosciute nel mondo. All’interno del museo iniziamo a conoscere la figura della Santa Patrona della città, Santa Rosa, attraverso la collezione dei bozzetti della “Macchina di Santa Rosa”. Il legame che unisce la città di Viterbo con la sua patrona è molto speciale, tanto che la sera del 3 settembre, ogni anno dal 1258 ad oggi, viene ricordata la traslazione del corpo della Santa. Oltre 100 uomini ripercorrono le vie della città, tra ali di folla in silenziosa ammirazione, trasportano a spalla un baldacchino alto oltre 30 metri e pesante circa 50 quintali.

le fontane di viterboLo sforzo sovrumano sostenuto dai “facchini” rinnova ogni anno il patto d’amore tra la città e la Santa. Il nostro giro propone di percorrere lo stesso tragitto che viene compiuto dalla “Macchina”. Uscendo dal Museo costeggiamo un tratto delle mura cittadine ed arriviamo a Porta Romana, punto nel quale viene assemblata la macchina e punto d’inizio del trasporto. Fingendoci di prendere parte al trasporto percorriamo le stesse vie: procediamo su via Garibaldi per arrivare a Piazza Fontana Grande, che deve il suo nome proprio alla splendida fontana a fuso che primeggia al centro; proprio come i facchini, dopo una breve sosta siamo pronti per ripartire in direzione di Piazza del Plebiscito. Ad ogni “fermata” della Macchina, oltre a ricordare le vicende strettamente legate al trasposto, ripercorriamo i punti salienti della storia della città, che affonda le sue radici nelle lontana epoca etrusca. Percorrendo Via Roma giungiamo a Piazza delle Erbe, terza fermata della Macchina, caratterizzata dalla presenza di una fontana decorata con stupendi leoni. Procedendo quindi lungo Corso Italia ci fermiamo all’esterno della chiesa del Suffragio, quarta fermata, per ammirare una struttura dalla facciata austera che nasconde interni ricchi di elementi barocchi e rococò. Precedendo oltre giungiamo a Piazza Verdi, quinta fermata della Macchina, meglio conosciuta come Piazza del Teatro in quanto vi si affaccia il “Teatro dell’Unione”, stupendo esempio di architettura neoclassica realizzato tra il 1846 e il 1855.  A questo punto, come i facchini, siamo pronti a percorrere l’ultimo tratto del percorso, il più impegnativo: la salita di Santa Rosa. Questa via particolarmente ripida conduce al Santuario e alla chiesa di Santa Rosa, qui la Macchina, concluso il suo trasporto, sosta per alcuni giorni e diventa meta di pellegrinaggio per la città. Anche noi omaggiamo Santa Rosa visitando l’interno della chiesa a lei dedicata, che ospita il suo corpo. Quest’ultimo nonostante i secoli passati e le varie vicissitudine è rimasto miracolosamente incorrotto. Il nostro giro termina con una breve visita alla Casa di Santa Rosa, che si trova in una via vicino il Santuario, per renderci conto della condizione di povertà e umiltà in cui viveva la piccola Santa.

 

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