“Parco dei Mostri”, “Sacro Bosco”, “Bosco Incantato” sono tanti i nomi con cui il giardino di Bomarzo è conosciuto, ma nessuno rende realmente l’idea di questo posto così bizzarro, enigmatico e magico. Accompagnati dai suoni e dai colori della natura ci lasciamo rapire dalla fantastica immaginazione di Vicino Orsini il quale, sul finire del 1500, decide di trasformare una parte del suo feudo di Bomarzo in giardino. Con l’aiuto dell’architetto Pirro Ligorio e dello scultore Simone Moschino, l’Orsini realizza un bosco incantato, popolato da enormi sculture in peperino raffiguranti divinità, draghi, mostri e animali fantastici.
Il tutto è avvolto da un alone di mistero poiché quale sia il reale significato del Sacro Bosco è ancora da scoprire. Sono svariate le interpretazioni su questo luogo, ed insieme cerchiamo di capire il significato delle tante figure che popolano il parco. Partendo dalle Sfingi, che danno il benvenuto ma allo stesso tempo fungono da guardiane, attraversiamo il Sacro Bosco osservando da vicino le varie sculture che si incontrano lungo il percorso, tra cui il Proteo, la Lotta tra i Giganti, la Tartaruga ecc. fino a giungere alla Casa pendente. Quest’ultima rende il visitatore spaesato a causa del gioco di prospettive al suo interno, poiché pavimenti e soffitti non sono in linea di conseguenza l’impressione che si ha è assolutamente spaesante. Proseguiamo il nostro cammino fino a giungere al Tempietto in cui riposa Giulia Farnese, moglie di Vicino Orsini, a cui probabilmente il parco è dedicato. Terminato il giro del parco ci prendiamo qualche minuto per poter visitare individualmente e con maggiore consapevolezza le sculture che più ci hanno colpito. L’obiettivo sarà quello di uscire dal Sacro Bosco piacevolmente meravigliati ed incantati, proprio come il suo ideatore avrebbe voluto.


Seppur ben distinte e completamente differenti sono complementari l’uno all’altra, perciò il nostro giro si propone di scoprirle dettagliatamente entrambe. La visita ha inizio percorrendo la zona del parco pubblico, in origine tenuta di caccia, caratterizzata dalla presenza di alberi secolari e fontane disseminate lungo i viali principali. Durante questa passeggiata iniziamo ad immergerci nello spirito della Villa, dimenticando il caos della città, godendo dei profumi della vegetazione ed ammirando i colori che solo la natura sa rendere così speciali. A questo punto siamo pronti per entrare nella Villa e la prima impressione che si ha è totalmente spaesante: non ci troviamo di fronte ad una costruzione particolarmente imponente e lussuosa, come ci si aspetterebbe, ma vediamo due palazzine semi nascoste dalla vegetazione. A rubare la scena alle costruzioni, per imponenza e spettacolarità, sono le fontane e i giochi d’acqua. Quest’ultime, a loro volta, contrastano totalmente con le fontane del parco pubblico che si presentato con uno stile molto più spoglio e severo. Le fontane della Villa invece, sono maestose, ricche di statue imponenti sapientemente scolpite nel peperino.
Dopo aver osservato gli splendidi affreschi delle palazzine Gambara e Montalto, iniziamo a scoprire le meraviglie nascoste di Villa Lante. Partendo dalla fontana dei Mori, che si trova alla quota delle palazzine, saliamo in cima al giardino dove è posta la fontana del Diluvio. Durante il tragitto possiamo ammirare le altre fontane: dei Lumini, la tavola del Cardinale, la fontana dei Giganti e la Catena d’acqua. Il nostro tour si conclude ripercorrendo a ritroso il percorso delle fontane e del giardino, in direzione del labirinto di siepi del parterre.
Partendo dalle Sfingi, che danno il benvenuto ma allo stesso tempo fungono da guardiane, attraversiamo il Sacro Bosco osservando da vicino le varie sculture che si incontrano lungo il percorso, tra cui il Proteo, la Lotta tra i Giganti, la Tartaruga ecc. fino a giungere alla Casa pendente. Quest’ultima rende il visitatore spaesato a causa del gioco di prospettive al suo interno, poiché pavimenti e soffitti non sono in linea di conseguenza l’impressione che si ha è assolutamente spaesante. Proseguiamo il nostro cammino fino a giungere al Tempietto in cui riposa Giulia Farnese, moglie di Vicino Orsini, a cui probabilmente il parco è dedicato. Terminato il giro del parco ci prendiamo qualche minuto per poter visitare individualmente e con maggiore consapevolezza le sculture che più ci hanno colpito. L’obiettivo sarà quello di uscire dal Sacro Bosco piacevolmente meravigliati ed incantati, proprio come il suo ideatore avrebbe voluto.
A questo punto siamo pronti per entrare nella Villa e la prima impressione che si ha è totalmente spaesante: non ci troviamo di fronte ad una costruzione particolarmente imponente e lussuosa, come ci si aspetterebbe, ma vediamo due palazzine semi nascoste dalla vegetazione. A rubare la scena alle costruzioni, per imponenza e spettacolarità, sono le fontane e i giochi d’acqua. Quest’ultime, a loro volta, contrastano totalmente con le fontane del parco pubblico che si presentato con uno stile molto più spoglio e severo. Le fontane della Villa invece, sono maestose, ricche di statue imponenti sapientemente scolpite nel peperino. Dopo aver osservato gli splendidi affreschi delle palazzine Gambara e Montalto, iniziamo a scoprire le meraviglie nascoste di Villa Lante. Partendo dalla fontana dei Mori, che si trova alla quota delle palazzine, saliamo in cima al giardino dove è posta la fontana del Diluvio. Durante il tragitto possiamo ammirare le altre fontane: dei Lumini, la tavola del Cardinale, la fontana dei Giganti e la Catena d’acqua. Il nostro tour si conclude ripercorrendo a ritroso il percorso delle fontane e del giardino, in direzione del labirinto di siepi del parterre.